A BoJack Carol – Pt.2

BoJack su nave a Bari

Un racconto filmonauta su BoJack Horseman che approda a Bari.

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Per chi vuole vivere un’esperienza nuova degna di un filmonauta, si consiglia di leggere il racconto con l’accompagnamento musicale suggerito.
Su smartphone, si consiglia di cliccare su “Ascolta dal browser”.
 


Sono le 12.30 di una giornata di sole. Gli occhi di BoJack si schiudono a fatica in un’aria troppo densa di profumi.
«Nonna, prepara il caffè, si è svegliato!»
Le urla di Giacomo trapassano la testa di BoJack come un pugnale.
«Dove siamo?»
«A casa mia. Tra poco è pronto a tavola. Vedrai, la cucina di nonna è insuperabile!»

Sono le 16.30. BoJack è incastrato tra la sedia e il tavolo dopo un pranzo che non sembra ancora finito. Nonna Nina è una donna mingherlina, tanto affabile, quanto autoritaria. Per BoJack è impossibile dirle di no, soprattutto quando poggia la mano sulla sua spalla, come per dire: «Ci penso io a te», e lui, che non sa assolutamente cosa fare della sua vita, si arrende con una tacita gioia a questa rassicurante promessa.
«Allora, questo è il Nocino, questo il Limoncello e questo l’Amaro alle Erbe. Li ho fatti tutti io. Sono spirito puro! Devi assaggiarli.»

 

Nocino. Un amaro sorprendentemente dolce.
Tutti i colori sbiadiscono, non c’è più nessuno, la stanza non è più la stessa.
Un piccolo BoJack vestito da marinaretto sta mangiando un muffin. Si sentono delle urla, una porta sbatte, entra la madre, Beatrice.
«Sai, ero veramente bella prima di rimanere incinta. Tu mi hai rovinato la vita. Sarà meglio che combini qualcosa di grande un giorno, per riparare a tutto il danno che hai causato.»¹
Gli occhi del piccolo si riempiono di lacrime. Smette di mangiare, abbassa la testa.
«Beh, non vorrai farmelo buttare!»
«Non me la sento di mangiarlo…»
«Non frega niente a nessuno di come ti senti, se vuoi che tua madre ti voglia bene, finisci quel muffin, a costo di ingozzarti! Subito!!»²
Mai un muffin era stato impugnato in modo così minaccioso.

BoJack, col Nocino ancora in mano, assiste alla scena allibito. Accanto a lui, Giacomo con le braccia conserte, scuote la testa.
«Accidenti, che vitaccia. Non mi stupisce che tu sia così miserabile», commenta mangiando il resto del muffin.
«Perché diamine indossi i vestiti del mio amico Todd!?»
«È davvero questa la prima domanda che ti viene in mente? Seriamente?!»
«Già, in effetti…uhm…Dove siamo? Chi sei?»
«Sono lo Spirito del Passato. Cin Cin. Brindiamo al tempo che ci sta dietro e ci rincorre sempre, senza darci scampo. Voglio mostrarti una cosa. Vieni con me.».

Escono dal soggiorno e si ritrovano nella stessa stanza, ma molto più sbiadita, quasi in bianco e nero.
Una piccola Beatrice sta mangiando un muffin. Si sente un silenzio irreale, una porta si apre, entra il padre, Joseph.
«La mamma sta bene?»³
«Adesso sì. Si è solo lasciata prendere dalle sue emozioni femminili, tutto qui. Niente che una piccola operazione al cervello non possa sistemare. Honey, vieni qui!»
«Mamma!! Cosa ti hanno fatto??»
Beatrice corre ad abbracciarla singhiozzando. Honey sorride mostrando un vuoto negli occhi e una cicatrice sulla fronte.
«Oh piccola Beatrice, ora sto meglio. L’amore fa fare alle persone delle cose terribili, soprattutto quando perdono chi amano, come io ho perso tuo fratello, Crackerjack. Beatrice, promettimi che non amerai mai nessuno quanto io ho amato lui!»
«Te lo prometto!»

«Io non lo sapevo». Un dolore nel petto di BoJack prende corpo in una macchia nera che gli sgorga dal petto e lo ingloba lentamente divorando il suo corpo e oscurando ogni cosa.

 

«Tieni, a nonna, prova il Limoncello! È fatto con i limoni nostri, belli aspri, genuini!»
Sembra tornato tutto normale. Un delirio alcolico come tanti. BoJack butta giù il cicchetto e va in bagno. Sente il corpo svanire in una nube di calore. Si guarda allo specchio. Non riesce a vedersi. Vede il riflesso di ogni oggetto: la tenda della doccia mezza sdrucita, l’accappatoio con le maniche appallottolate, le piastrelle verdi con i ghirigori gialli, la tavoletta del cesso alzata. Ma sono tutti al contrario che pendono dal soffitto. Si volta: è tutto sottosopra. Solo lo specchio, ovale, rimane sospeso al suo posto. Se anche fosse rigirato avrebbe la stessa forma. Una musica risuona sempre più forte.
BoJack, assorto nell’ osservazione del riflesso, cerca il rubinetto con la mano per aprirlo, ma la maniglia è sospesa in alto. Con un grugnito alza il braccio e la gira: ne zampilla fuori un liquido viola che inonda violentemente la stanza. Cerca di chiuderla imprecando, ma per quanto la stringa, continua a gocciolare lentamente, lentamente, lentamente, lentamente, lentamente, lentamente…

«La smetti di ripeterlo? Mi copri inutilmente il groove, l’unica cosa bella a cui i miei sensi hanno accesso in questo momento.»
Una delle gocce nel riflesso ha preso corpo: una testa di cavallo dondola a ritmo con cipiglio severo finchè non cade per terra. BoJack si affaccia nel riflesso per controllare ciò che gli è parso di vedere. Sbuca fulmineo un danzante BoJack viola con la criniera gialla vestito da Tony Manero. In un attimo si passa le mani tra il crine per sistemare l’acconciatura, si alza il colletto, fa una piroetta e si ferma di fronte a BoJack. Dopo un attimo di silenzio, entrambi urlano. Restano muti. Urlano. Si guardano.
L’uno riprende a volteggiare con una convinzione da vero ballerino, l’altro lo osserva sbigottito.
«Chi sei tu? Perché hai la mia faccia?!»
«Sono lo Spirito del Presente. Cin Cin. Brindiamo al tempo che ci sta intorno e ci avvolge sempre, senza darci scampo. Tanto per cominciare, la tua faccia non appartiene tanto a te, quanto a tutti quelli che ti guardano. Detto questo, io rifletto ciò che sei adesso nel presente: una bizzarra e sgradevole creatura equina.»
«Ah beh ti ringrazio, mi ci voleva una botta di autostima!»
«Ehy, non fare la vittima con me. Io sono te. Non puoi mentirmi. Sappiamo entrambi che razza di ego gigantesco hai nel petto. Che poi si erga mastodontico, ma solitario circondato da acque putride in cui lasci affogare chiunque ti si avvicini è un altro discorso. Voglio mostrarti una cosa. Vieni con me.»

Ignorando le rimostranze di un BoJack riluttante, lo Spirito infila due dita a uncino nelle sue grosse narici e lo trascina con sé al di là dello specchio a ritmo di musica. Ora BoJack è giallo con la criniera viola e si ritrova con i piedi sul soffitto.
«Si può sapere perché è tutto al contrario?!»
«Per darti una nuova prospettiva e per un pizzico di sadismo. Non biasimarmi, ho imparato dal migliore!»

I due equini sono in un cinema. La pellicola proiettata è Secretariat, il fiore all’occhiello della carriera di BoJack, il sogno della sua vita divenuto realtà: impersonare il suo eroe di sempre in un film da Oscar. Seduti a guardare il film ci sono tutti i suoi amici, amiche, amanti, colleghi, famigliari. Sullo schermo il suo faccione sorride sereno. BoJack risponde orgoglioso a quel sorriso. Poi un bagliore lo attira: è una lama lucente che viene conficcata nei corpi dei presenti. Atterrito, segue il profilo del braccio: è dal video che fuoriesce, è la sua stessa mano, è con quel sorriso che li sta accoltellando tutti quanti. BoJack in dolby surround alterna risate a commenti crudeli. Nessuno degli spettatori fiata, sono tutti in silenzio come se questa fosse la cosa più normale del mondo, un film già visto da cui non ci si aspetta niente di diverso. Il sangue schizza ovunque.
«Cosa sto facendo?? Perché non reagiscono? Scappate prima che vi finisca del tutto!! Todd, stupido ragazzo, cosa fai lì impalato!?»
Qualcuno prova a fuggire, ma BoJack con un braccio li riporta a posto e con l’altro li infilza ripetutamente.
«Dove andate? Non vi ucciderò, vi sto solo torturando! Guardate lei com’è contenta, lei sì che mi capisce!»
La piccola Sarah è la più vicina allo schermo ed è l’unica a sorridere tendendo le braccia verso quel coltello. È per questo motivo che quella lama gigantesca, attraversando il suo corpo di bambina, a un certo punto le squarcia il cuore con millimetrica precisione. Tutto si ferma in un frame. Ogni colore diventa una scheggia che disgrega l’immagine in uno sciame di pezzi aguzzi che si scagliano rabbiosi contro BoJack. Il suo corpo perde colore e gli si gela tutto, anche il respiro. È disperato e terrorizzato. Prova a fuggire, ma non trova lo specchio. Urla, corre, piange in un vuoto soffocante. Non ne può più.

 

«Ti vedo un poco provato…forse non digerisci i peperoni. Questo Amaro alle Erbe fa miracoli! Butta tutto giù in un sorso!»
BoJack, allo stremo delle forze, si ritrova con il liquore sulle labbra. La sedia gli si allaccia intorno, si apre un varco sotto di lui e inizia a cadere in uno spazio nero, grigio e blu. Improvvisamente la caduta si arresta. BoJack apre gli occhi: è sospeso in aria all’interno di una bolla. Accanto a lui, vestita di un azzurro lucente, Nonna Nina.

«La maggior parte delle persone pensano che noi anziani siamo il racconto di un tempo ormai passato che non tornerà mai più. Ebbene, mio caro ragazzo, noi anziani siamo un monito per il futuro. Quando vi raccontiamo il tempo che abbiamo vissuto, non lo facciamo per guardare indietro, ma perché voi guardiate in avanti con gli occhi pieni di una conoscenza, di un’esperienza e quindi di una coscienza, che non sono ancora vostre. Il nostro è insieme un regalo, una benedizione e un avvertimento. Se solo ci deste ascolto…»
BoJack sta tremando. «Tu sei…»
«Sono lo Spirito del Futuro. Cin Cin. Brindiamo al tempo che ci sta davanti e aspetta sempre, senza darci scampo. Voglio mostrarti una cosa. Vieni con me.»

Fluttuano veloci in una notte stellata. Il manto del mare è punteggiato di bagliori lucenti. Le acque cullano una nave in una quiete rasserenante. La luna rischiara ogni cosa.
«Guarda meglio»
Si avvicinano: la nave è in avaria, gremita di persone, alcune avvolte in coperte, altre senza neanche un cappello. Ci sono bambini rannicchiati tra braccia materne, madri con figli ancora in grembo, ragazzi troppo giovani per essere così soli, uomini muti e inermi che guardano l’orizzonte in attesa di un segno. C’è la luce, ma è solo quella della luna. C’è acqua ovunque, ma è solo quella del mare. Il cibo è solo il residuo di un ricordo.
«È terribile! Ma cosa c’entra tutto questo con me?»
«Vedi BoJack, buona parte dei tuoi problemi nascono proprio da questa domanda. Tu vivi come se esistessi solo tu, con il tuo dolore, le tue colpe e le tue frustrazioni. Tu non sei semplicemente solo, tu ti sei isolato.»

La bolla scoppia e BoJack si ritrova sulla nave in mezzo a tre uomini dai lineamenti asiatici.
«Come mai siete qui?»
«Ci siamo messi in cammino seguendo una stella, la più luminosa di tutte. Indica la strada verso la salvezza, anche quando tutto si fa più scuro, come in questa notte. Sentiamo le acque gelide che ci aspettano per ingoiarci, ma non possiamo fare a meno di credere che ci sia un porto sicuro da qualche parte pronto ad accoglierci.»

«Non avete paura?»
«Certo. È da molti mesi ormai che siamo in viaggio senza trovare pace in nessuna terra. Sai, la cosa peggiore non è il buio, ma il silenzio, questa totale assenza di voci. Siamo davvero soli e questo fa paura.»

«Io a volte guardo gli abissi e mi chiedo: perché non dovrei affondare in questo immenso liquido nero? Perché non dovrei saltare nell’orrore del mare fino a disperdere ogni traccia di me? In quei momenti voglio solo liberarmi di me stesso perché sono esausto. – BoJack sussulta: sono le sue stesse parole! – Ma poi alzo gli occhi al cielo e vedo quella stella. Tutti possono vederla. Guarda! Forse proprio in questo momento, anche altri la stanno guardando. Così mi ricordo che siamo nel mondo, persone tra le persone, tutti con le stesse stelle sulla testa e mi sento meno solo.»

«Poi basta guardarsi intorno: ecco i miei fratelli, eccoli qui con le mie stesse speranze e le mie stesse paure. Non c’è salvezza per nessuno se non per tutti. Quindi torno a sperare e a resistere per loro. Nessuno è salvo, se non lo siamo tutti. Questo è stare nel mondo.»

Una lacrima scende sul viso di BoJack. Non è paura, non è dolore, non è rabbia. È umanità, quella connessione primordiale ai suoi simili che non aveva mai sentito così nitidamente. Per la prima volta nella sua vita non si sente più profondamente solo.
«Quanto sono stato cieco e sordo, così preso da me stesso da costruirmi un invalicabile muro di dolore. La salvezza è stata davanti ai miei occhi per tutto il tempo: una stella

Le acque iniziano ad agitarsi, le onde si fanno troppo alte per una nave senza motori. Le persone urlano aggrappandosi a ogni superficie, molte scivolano in mare, con le mani intrecciate le une alle altre. A nulla servono le richieste di aiuto. La tragedia si consuma nel silenzio del mondo.
BoJack cerca di salvarli con tutte le sue forze, ma l’acqua ribolle furiosa e gli entra in bocca annegando ogni sua parola, sprofondandolo al di sotto nella barca, laddove la quiete degli abissi è costellata di cadaveri. I suoi occhi si spalancano in una smorfia di orrore. Si lascia trascinare giù, esalando l’ultimo filo di aria.

 

«Bentornato tra noi!»
Il sorriso di Nonna Nina si staglia beffardo di fronte a un BoJack frastornato dal sonno. Sono le 8 di un’altra giornata di sole.
«Pensavo reggessi l’alcool, invece sei un principiante!»
«Beh, c’è da dire che il mio Amaro alle Erbe non perdona.»
«Ma che razza di Erbe erano?!? Ho fatto dei sogni allucinanti!»
Giacomo e Nonna Nina si guardano, ridono e tornano alle loro faccende.

BoJack decide di ripartire.
«Grazie per avermi accolto senza sapere niente di me, anche se ero in condizioni pessime. Senza di voi sarei stato perso.»
«A Bari nessuno è straniero!»
«Tieni, a nonna, queste sono due cosette per il viaggio. Queste cose non le trovi negli Stati Uniti!»
Accanto a lei, 4 scatoloni di dimensioni improbabili pieni di cibo per lo più preparato da lei.
«Ti ho messo anche un paio di vestiti buoni. Con quella giacchetta solo a guardarti mi vengono i brividi. Mi raccomando, copriti che prendi freddo! Ah tieni, per non perderti e per non dimenticare.»
BoJack, ormai sul taxi, prende il pacchetto tra le mani.
«Fatti dare un bacio. Ora vai. Buon viaggio!»

Arrivato sulla sua nave, scioglie gli ormeggi e salpa.
Osserva il porto allontanarsi con una Peroni tra le mani e un sorriso sul volto. Sente il pacchetto nella tasca, lo apre: una bussola a forma di stella. Sul retro una scritta: “segui la stella”. Il cuore di BoJack fa un balzo. Era tutto vero o è solo una coincidenza?
Ci pensa. Non gli importa neanche saperlo. Quel che doveva imparare, l’ha imparato.
Il sorriso sul viso gli si allarga. Guarda ancora il porto di Bari sempre più lontano per imprimerlo nella memoria. Un ultimo saluto con un lungo sorso di Peroni. Cin Cin, alla salute!

 


¹ Parole interamente tratte dall’episodio Brand New Couch (S02E01).
² Parole parzialmente tratte dall’episodio Downer Ending (S01E11).
³ Le parole del seguente dialogo sono quasi interamente tratto dall’episodio The Old Sugarman Place (S04E02), anche se l’episodio narrato è diverso.

Martina Iaffaldano

Da bambina, trovava le fiabe troppo eccitanti per dormirci su. Allora suo padre decise di leggerle la pagina di economia e finanza del giornale. Per questo, forse, ha imparato a leggere prima che a camminare. Per spirito di contraddizione ha anche scelto il corso di laurea in Lettere. La laurea è stato un momento formativo, catartico e alcolico e l'ha aiutata ad imparare a pronunciare il nome del Master che ha conseguito dopo in "Gestione dei Sistemi Informativi basati sulla Manipolazione Semantica dell'Informazione”.

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