Addicted – Intervista agli autori Carlotta e Michele

Addicted Libro e filmonauti

Filmonauti intervista gli autori di Addicted

Addicted. Serie TV e dipendenze (LiberAria Editrice) è un libro che tratta della dipendenza, quella buona, dalle serie TV. Per farlo analizza i singoli elementi formali e sostanziali che le compongono e le influenzano (dai colpi di scena ai finali, dai personaggi alle musiche, dal rapporto col cinema a quello con il budget) fino a spiegare le ragioni recondite per cui la fruizione televisiva è diventata compulsiva e degna di vere e proprie abbuffate di contenuti (binge-watching).

Il risultato è un’opera saggistica, dallo spirito critico e divulgativo, che si muove sicura tra la serialità d’autore (citando opere come The Knick di Soderbergh, Twin Peaks di David Lynch e gli instant cult Stranger Things e Fargo) e quella più mainstream (Pretty Little Liars, The Big Bang TheoryHow I Met your Mother), confermandosi sempre una lettura impegnata e mai banale.

Presentazione del libro alla Feltrinelli di Bari – 15 febbraio 2018

Per coerenza, anche Addicted si divide in episodi. Nel libro cinque autori si incontrano per scambiarsi opinioni sulle narrazioni seriali televisive che prendono la forma di saggi. Ci piace pensare che l’idea sia nata davanti a un caffè americano su un divano sdrucito in un famoso bar immaginario. Noi, intanto, ci siamo seduti per davvero con due di loro per una chiacchierata sulla forma e la sostanza di questo progetto.

Michele Casella è docente di editoria e comunicazione multimediale, giornalista ed esperto di musica. Suoi articoli sono apparsi su La Repubblica XLAliasPagina99Il ManifestoIl Sole 24 OreLettera43Il Corriere del MezzogiornoNeuralRockerillaSentireascoltare e molti altri.  Per Addicted, è autore del saggio sul rapporto fra suono e serialità televisiva Il ritmo delle storie.

Carlotta Susca è editor, ghost writer e consulente editoriale. Ha pubblicato la monografia David Foster Wallace nella Casa Stregata (Stilo 2012); è dottoranda all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con un progetto di ricerca sulle serie TV nell’ambito della teoria della narrazione. È curatrice del volume Addicted e autrice del saggio The end.

Presentazione del libro Addicted presso la Feltrinelli di Bari – 15 febbraio 2018

A Carlotta e Michele abbiamo chiesto cosa avessero in comune con gli altri autori dei saggi: Jacopo Cirillo (Love addicted)Leonardo Gregorio (Le altre vite del cinema)Marika Di Maro (La trama e il personaggio). Carlotta, che è la curatrice del libro, ci ha spiegato come abbiano tutti formazioni differenti, ma siano genuinamente appassionati e positivamente ossessionati. Ciò che li accomuna, secondo Michele, non è solo l’attenzione forte verso le narrazioni contemporanee ma una conoscenza approfondita dei codici di queste narrazioni”. L’unità d’intenti e la voglia di analizzare le narrazioni con un filtro inclusivo sarebbero, dunque, il comune denominatore del progetto.

Entrambi gli autori ci tengono, infatti, a sottolineare che il libro – ma anche il loro precedente sforzo di analisi delle serie TV, la rassegna teatrale Storie in Serie – non è pensato solo per gli addetti ai lavori, i nerd più accaniti o gli addicted patologici, ma sia dedicato a pubblici differenti.

Filmonauti intervista Michele Casella

In merito, Michele racconta che <<gli incontri e presentazioni dal vivo in giro per l’Italia sono le esperienze che ci hanno resi più soddisfatti. Si creano dinamiche d’interazione più vive e reali, e un contatto diretto col pubblico, più viscerale. A differenza del web, gli incontri ti mettono in contatto con i veri fruitori delle serie. E inoltre, la cosa più stimolante è stato raggiungere persone che per esempio le serie TV non le guardano>>.

A proposito di affluenza agli eventi, dice che questa ha superato le sue aspettative. <<Ci aspettavamo un pubblico giovane o leggermente piùsenior, massimo 40 anni. Mentre tavolta un po’ per caso, talvolta in maniera più consapevole, ci sono stati partecipanti ben oltre i 40. C’è stata una predisposizione sia da parte nostra che da parte loro, un’apertura verso questo pubblico variegato. Anche il libro, infatti, sta trovando riscontro tra persone di età differenti. Quelle di cui trattiamo sono narrazioni seriali che servono anche a persone più in là con l’età per riappropriarsi di codici di comunicazione contemporanei. Il libro, in particolare, restituisce consapevolezza, per esempio su elementi come le musiche, e fa scoprire ai lettori che le narrazioni seriali si sono evolute nel tempo, che non sono più quelle degli anni ’80-’90, sotto molti aspetti>>. 

Secondo Michele la forma del libro sembrava una giusta via di mezzo <<tra la forma fin troppo ricercata dei testi accademici e quella troppo frettolosa e poco analitica del blog. Quello che abbiamo cercato di fare è un prodotto di qualità>>.

Il concetto è rinforzato da Carlotta che sostiene che il libro sia uno stumento efficace e trasversale perchè <<ti costringe a una disciplina, a una comunicazione più lineare, anche se magari comporta uno sforzo maggiore>>.

Da Netflix a Youtube, le licenze legali dei servizi  si streaming parlano di narrazione infinita, ossia quel meccanismo per cui a seguito di un video o episodio te ne viene proposto subito un altro e hai pochissimi secondi per decidere di non vedere la puntata successiva. Per questo il rischio diventa concreto – di non riuscire a staccarsi da questo tipo di intrattenimento.

Filmonauti intervista Carlotta Susca

Se nella forma gli autori avevano pochi dubbi, nella scelta dei contenuti ne avevano ancora meno. Secondo Carlotta, nelle espresse intenzioni del libro non c’è mai stata quella di parlare delle dipendenze in maniera negativa. Lo scopo del libro è, invece, di analizzare questo genere di intrattenimento dal lato del fandom ma non nel senso patologico. È un equilibrio sottile, e Carlotta da esperta di David Foster Wallace ne sa qualcosa:

<<Nel(l’omonimo) libro di David Foster Wallace, c’è quella che lui chiama ‘Infinite Jest’, la cartuccia di un film tanto piacevole da risultare letale. Con questo concetto non mi riferisco solo all’idea del film unico,definitivo, ma a quella della narrazione infinita. Io trovo una corrispondenza tra questo discorso e il modo in cui diversi media oggi ti propongono i loro contenuti. Da Netflix a Youtube, le licenze legali dei servizi  di streaming parlano proprio di narrazione infinita, ossia quel meccanismo per cui a seguito di un video o episodio te ne viene proposto subito un altro e hai pochissimi secondi per decidere di non vedere la puntata successiva. Per questo il rischio diventa concreto, di non riuscire a staccarsi da questo tipo di intrattenimento e non saper più gestire il rapporto tra virtuale e reale, come appunto avviene con la cartuccia letale d’intrattenimento>>.

Ma non è solo il modo in cui il pubblico interagisce con le narrazioni seriali a essere cambiato, ovviamente. Le serie TV cambiano di continuo, si ingrandiscono per budget, si diluiscono su diverse stagioni, si reboot-tano e si accavallano in sequel prequel. A proposito di evoluzione, abbiamo chiesto a Carlotta, di citare un caso televisivo in cui un personaggio femminile si è trasformato nel tempo:

<<Il primo esempio di cambiamento radicale che mi viene in mente è in Doctor Who. Nell’ultima stagione il personaggio del Dottore viene impersonato per la prima volta da una donna (Jodie Whittaker, tredicesima Doctor preceduta da ben 12 uomini). È paradigmatico per me avere una incarnazione femminile del personaggio, che dopo ben 10 serie (dal 2005) è stato finalmente aggiornato ai tempi>>.

Con il mutare dei tempi, le serie diventano quindi un passatempo sempre più complesso da interpretare. Il libro di Addicted ci dimostra che i codici sono cambiati e che le chiavi di lettura sono tante e sfaccettate. Con i loro saggi, Michele, Carlotta, Jacopo, Leonardo e Marika ci hanno dato un assaggio di una conoscenza che ci aiuta a fare nostri quei codici e a comprenderli a fondo. Nei loro piani c’è –   wait for it   – l’ambizione di continuare ad analizzare e a spiegare le serie in maniera multimediale e accattivante, sulla carta stampata, a teatro, sul web e dal vivo. Noi da parte nostra, non vediamo l’ora di vedere cosa hanno in serbo nella prossima puntata.

Per maggiori informazioni sul progetto e gli autori, visitate il sito web.

Per acquistare il libro visitate lo store di Liberaria.

Claudia Carella

Nata dallo stesso parto gemellare di cui sotto. Diventa miope dopo aver letto "Cecità" di Saramago e si laurea in Giornalismo dopo aver letto "Il falò delle vanità" di Wolfe. Lavora nel settore della comunicazione politica, per una NGO a Madrid, per le Nazioni Unite a Roma e per il Parlamento Europeo a Londra dove la sua occupazione primaria è bere caffè espresso.

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