San Nicola: il culto e il furto

San Nicola a Bari - Foto di Filmonauti

Filmonauti partecipa alla festa di San Nicola

Come tutti i nostri concittadini sanno – e i forestieri avranno ormai intuito dalla mole di luminarie sparse per la città – in questi giorni a Bari si celebra la festa di ‘San Nicola’ (aka Sanda N’col aka Santa Klaus), il Santo Patrono della città (compatrono insieme a San Sabino). Nonostante il santo sia molto popolare in tutto il mondo (cristiano cattolico ma non solo) il suo culto rasenta l’ossessione e tocca i suoi picchi più alti nei giorni 7, 8 e 9 maggio ogni anno nel capoluogo pugliese.

Come da tradizione e nello spirito delle feste tutto barese, anche quest’anno San Nicola è stato onorato tra lupini, ‘nghimmridd e scintillanti fuochi d’artificio. Per capire a fondo le origini di una tradizione molto più antica di quella del rito sacro Polpo alla brace con Peroni ghiacciata, è opportuno però andare oltre le vicissitudini del presente e fare un passo indietro di quasi un millennio.

Nell’immaginario barese, la figura del santo è indissolubilmente legata all’idea del furto

La figura di San Nicola è al centro di diverse leggende, molte riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati. Anche questo non sarà una sorpresa per nessuno dei nostri lettori perché, nell’immaginario barese, il santo è indissolubilmente legato all’idea del furto. Cerchiamo di capirne, una volta per tutte, il motivo recondito.

Una storia, tra tutte, sembra particolarmente rilevante per aiutarci a ricostruire l’arcano mistero. Il detto celeberrimo ‘va arrubb a Sanda N’col’ affonda, infatti, le sue radici nell’episodio del trafugamento delle ossa del santo.

Le reliquie di Nicola sono state conservate nella cattedrale di Myra, antica città ellenica, fino al 1087 d.C o, meglio, fino a quando i baresi hanno deciso di ehm.. trasferirle coattivamente, per dirla con un eufemismo.

San Nicola a Bari – Foto di Filmonauti

L’8 maggio di quell’anno una spedizione barese di 62 marinai, ritornava così con tre navi da Myra e con circa metà dello scheletro di Nicola sulle coste pugliesi. L’evento del trafugamento viene ancora oggi festosamente celebrato (quest’anno il 6 maggio) con la rievocazione ad opera di sbandieratori e banditori che accompagna l’arrivo delle sacre reliquie dal molo San Nicola per i vicoli e le piazze di Bari vecchia.

Il furto promosse l’edificazione di una nuova chiesa dedicata al santo, la statuaria Basilica, costruita in stile romanico tra il 1087 e il 1100, che fu consacrata in occasione della definitiva collocazione delle reliquie sotto l’altare della cripta. Da allora, San Nicola divenne compatrono di Bari e le date del 6 dicembre (giorno della morte del santo) e 8 maggio (giorno dell’arrivo delle reliquie) furono dichiarate festive per la città.

Tuttavia, il furto operato dai baresi non fu completo, anzi comprendeva solo metà delle ossa del santo, la metà contenente i frammenti di maggiori dimensioni. Dove sono allora finite le altre ossa che i baresi hanno maldestramente lasciato indietro?

A giudicare dalla foga delle annuali celebrazioni si potrebbe pensare – erroneamente – che il culto di San Nicolasia esclusivo di noi baresi. Tuttavia, i Veneziani non solo sono accaniti supporter del santo ma sono anche riusciti a eguagliare noi baresi in fervore criminale in occasione della prima Crociata.

In quel periodo Bari e Venezia, che erano dirette rivali nei traffici marittimi con l’Oriente, entrarono in competizione per il trasferimento in Occidente delle reliquie del santo. I veneziani colsero al volo la svista dei baresi e nel 1099-1100 approdarono a Myra in cerca delle reliquie rimanenti (la metà mancante). Le trovarono, in frammenti minuti, lontane dall’altare maggiore, luogo che era stato saccheggiato dai nostri marinai. I frammenti vennero trasportati nell’abbazia di San Nicolò del Lidodando luogo alla traslazione veneziana e iniziando il culto della Serenissima verso il santo.

Da questa storia, fatta di successi, fallimenti, ricompense, rivincite e rivalità, il barese può apprendere diverse lezioni. Lungi dall’essere motivo di vanto per noi baresi, il furto delle reliquie ci insegna, però, che in alcune occasioni il crimine paga.

Il racconto, mischiato alla leggenda, ci insegna anche il motivo per cui da sempre i baresi sono istigati a rubare dal detto succitato. Tuttavia, alla luce dell’intera vicenda, sembra opportuno aggiungere un punto a quel famoso ‘va arrubb a Sanda N’col’: se proprio ci devi andare, almeno fallo come Cristo comanda.

Claudia Carella

Nata dallo stesso parto gemellare di cui sotto. Diventa miope dopo aver letto "Cecità" di Saramago e si laurea in Giornalismo dopo aver letto "Il falò delle vanità" di Wolfe. Lavora nel settore della comunicazione politica, per una NGO a Madrid, per le Nazioni Unite a Roma e per il Parlamento Europeo a Londra dove la sua occupazione primaria è bere caffè espresso.

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