Noi stiamo con Liberato

Locorotondo Viva Festival 2018 - Foto di Filmonauti

Filmonauti al VIVA! FESTIVAL

In un paese dove l’opinione pubblica è spaccata in mille pezzi, una voce nuova si sta levando con un sound orecchiabile, un’estetica inequivocabile, un’anima inguaribilmente romantica. Alla voce e al fenomeno non si accompagna un volto noto, ma un personaggio incappucciato e votato all’anonimato, e un nome, carico anch’esso di significati: Liberato.

La performance dell’artista napoletano dall’identità misteriosa che da poco più di un anno impazza in formato streaming e in categoria tendenze nelle case (e casse) di partenopei e non, è arrivata in Puglia per la prima volta il 6 luglio scorso. Eravamo anche noi tra quelli che, senza pudore, urlavano spezzoni di napoletano maccheronico verso una lineupcompletamente coperta in abiti ginnici neri. L’intera esperienza in sei atti (solo 6 sono le canzoni di Liberato) è stata banale e catartica insieme, un mix di emozioni e contraddizioni che adesso proviamo a spiegarvi.

Liberato inizia il suo concerto al VIVA! FESTIVAL con una disinvolta mezz’ora di ritardo, accolto da un pubblico giovane e giovanissimo che, con gli smartphone a mezz’aria, è sicuro di stare per assistere ad uno spettacolo che già appartiene alla leggenda. L’installazione che precede e accompagna il concerto di Liberato – un cerchio illuminato che proietta nell’oscurità scenari lunari e atmosfere spaziali –  è vibrante e convulso e lo proclama astro nascente della scena musicale italiana.

La performance, a tratti timida, sottolinea come dietro all’intera operazione ‘Liberato’ ci sia un movimento, una sollevazione spontanea ma studiata al tempo stesso, cauta ma inarrestabile perché supportata dal giubilo del coro popolare.

In un momento storico in cui tutto è politica, le canzoni di Liberato hanno un fascino immediato che trascende lo stereotipo, le differenze nazionali e il campanilismo becero e divisivo fino ad incarnarsi in un messaggio universale di amore, passione, libertà e perfino quello più alto di accettazione del diverso.

Nelle vene dell’operazione francamente un po’ markettara che è ‘Liberato’ scorre anche un’anima verace e genuina che affascina e conquista. Perché è portatrice sana di una nuova linea narrativa – di cui Napoli è il capoluogo spirituale – pronta ad espandersi in tutta Italia come dimostrano i successi trasversali dei conterranei illustri Roberto Saviano e Elena Ferrante. Una narrazione in cui, come abbiamo detto, non mancano mille contraddizioni.

In queste stesse contraddizioni, Liberato ci sguazza e le smaschera, fondendo il neomelodico più sdolcinato con i ritmi più moderni dell’r&b e dell’hip hop, mescolando una lingua, per molto tempo ingiustamente relegata ad una caricatura volgare, agli stralci più masticati di inglese, rivisitando folklore e pacchianità in favore di temi di larghe vedute e ampio respiro.

Con il pugno chiuso, il volto incappucciato, Liberato incanala un eroico cambiamento di prospettiva di cui abbiamo disperatamente bisogno. Non resta che purtà pacienza, e sperare che queste parole non se le porti via il vento.

Locorotondo Viva Festival 2018 – Foto di Filmonauti

Claudia Carella

Nata dallo stesso parto gemellare di cui sotto. Diventa miope dopo aver letto "Cecità" di Saramago e si laurea in Giornalismo dopo aver letto "Il falò delle vanità" di Wolfe. Lavora nel settore della comunicazione politica, per una NGO a Madrid, per le Nazioni Unite a Roma e per il Parlamento Europeo a Londra dove la sua occupazione primaria è bere caffè espresso.

Aggiungi commento

Ultimi articoli

Newsletter Filmonauti

Seguici

Non perderti gli aggiornamenti della nostra avventura stellare!

I più visti

Newsletter Filmonauti