Bif&st: recap-pone di un festival ‘così intenso, così italiano’

Filmonauti partecipa al Bif&st

È stato di nuovo quel periodo dell’anno. Una settimana calda a Bari in cui la temperatura si è alzata, e non solo per il favorevole cambiamento climatico, ma anche perché i riflettori sono stati puntati verso il festival del cinema tutto barese: il Bif&st.

Anche quest’anno la febbre del cinema è dunque salita ad ondate intense per un palinsesto frenetico, retrospettive moderne e ospitate di altissimo livello. Il costante clamore mediatico, che attornia da sempre il festival, anche quest’anno ha incendiato gli animi degli spettatori baresi con un susseguirsi rotocalchesco di immagini: epiche quelle delle folle in coda patinate quelle degli attori e registi protagonisti. Rumore e glamour hanno infine contribuito a cementare lo status del festival pugliese come una celebrazione degna delle parole di Elio e le storie tesecosì intensa, così italiana.

Citando Elio e la sua sigla di Boris tiriamo un parallelo illustre (non necessariamente comico) tra gli eventi del Bif&st e un modo di fare, cinema e TV, rilassato sì, ma costantemente critico, soprattutto verso sé stessi. Ed è questa stessa consapevolezza introspettiva e popolare che il festival ogni anno risveglia, coscienza dell’eccellenza, delle contraddizioni, della storia e di una generale aura di ‘grande bellezza’ decadente che contribuiscono a rendere il Bif&st e, più in generale lo spettacolo italiano, tanto caratteristici.

Da Pippo Baudo a Pierfrancesco Favino, il Bif&st è sembrato, infatti, lo spin-off di uno show nazionale, di quell’altro festivàl. Tra gli altri ospiti di eccezione, sono figurati tanti tra maestri e maestranze con le loro opere al seguito: Antonio Albanese (Qualunquemente) e il suo tributo al dialetto barese, Mario Martone con ‘il giovane favoloso’ e le favolose parole sui giovani, Margarethe von Trotta con ‘Il lungo silenzio’ assordante sulla mafia, Vittorio Storaro (Il conformista) maestro tra i maestri. Una menzione speciale spetta poi ai conterranei: il figliol prodigo Riccardo Scamarcio e Gianrico Carofiglio con il suo solito piglio autobiografico e modesto. Poche cose sono mancate all’appello dal lato guest – tra un laboratorio e una lezione- e mi sento di recriminare una in particolare: gnigni.

L’impatto dell’intervista concessa oggi da Bertolucci al Bif&st non è però da sottovalutare: ha riconsegnato ad uno dei film italiani più controversi un posto pacifico nella storia.

L’evento che ha degnamente culminato questo sfoggio di italianità è stata però la giornata conclusiva con ‘Ultimo Tango a Parigi’: il plateau di un vero tour de force! Per l’occasione, le testate di tutta Italia si sono scomodate: assistere alla calma apparizione di Bernardo Bertolucci in seguito alla proiezione della versione restaurata del suo capolavoro, è un’esperienza paragonabile al paranormale.

La conferenza stampa e successiva masterclass del regista non sono state da meno, costellate da aneddoti inediti e sprazzi polemici. Nonostante i toni generalmente lievi, l’impatto dell’intervista concessa oggi da Bertolucci al Bif&st non è però da sottovalutare: ha riconsegnato ad uno dei film italiani più controversi un posto pacifico nella storia.

Eppure, a guardare il festival a posteriori si ha l’impressione che i film e gli autori non siano sempre stati i protagonisti di questa edizione 2018. Quello su cui ci si è concentrati di più è, talvolta, il contorno. Come quando Vanity Fair ha fatto del turismo godereccio il motivo principale per partecipare al Bif&st, o il Quotidiano Italiano, ha fatto del furto delle biciclette un complotto seriale made in Italy.

Perché in fondo, per quanto l’arte sia nemica dello stereotipo, non c’è niente di più italiano di un bello scenario antiquato, ma famigliare. E a fare da sfondo a questa grande festa è stata una italianità vecchio stampo, nostalgica, volta al passato forse più che al futuro. Sicuramente però aperta alla critica, per il terrore di finire come la successiva strofa della canzone, a fare tutto un po’ a cazzo di cane.

Claudia Carella

Nata dallo stesso parto gemellare di cui sotto. Diventa miope dopo aver letto "Cecità" di Saramago e si laurea in Giornalismo dopo aver letto "Il falò delle vanità" di Wolfe. Lavora nel settore della comunicazione politica, per una NGO a Madrid, per le Nazioni Unite a Roma e per il Parlamento Europeo a Londra dove la sua occupazione primaria è bere caffè espresso.

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